Il futuro del caffè è negli OGM ?

 

Una delle leggende più "stimolanti" sull'origine della bevanda del caffè è riconducibile alla vita di Maometto, e risale quindi ad un periodo a cavallo tra il VI e il VII secolo d.C.; sembra che un giorno il Profeta dell'Islam fosse particolarmente stanco e si sentisse molto male, ad un tratto apparve l'Arcangelo Gabriele, che gli portò una bevanda,  inviatagli da Allah, dello stesso colore della Qawa, la Pietra Nera Sacra della Mecca. Una volta bevuta la pozione misteriosa, Maometto si sentì subito meglio e poté continuare nel suo impegno unificatore dei popoli arabi: quella bevanda misteriosa era l'antesignano del caffè che si beve oggi.

 

In effetti, la pianta del caffè ha origine proprio nella zona che va dall'attuale Etiopia a tutto il Medio Oriente, dove cresce la migliore varietà selvatica, quella Arabica; proprio il ceppo selvatico, all'origine di questa varietà, caratterizza tutte le produzioni su scala industriale.

 

Purtroppo però sembra inizi a risentire delle variazioni climatiche, tanto che gli studiosi dei famosi giardini botanici di Kew in Gran Bretagna, lanciando l'allarme, ne hanno previsto l'estinzione entro il 2080, un tempo relativamente breve se confrontato con quello impegnato solitamente dai processi evolutivi dei vegetali.

 

A complicare ulteriormente un quadro già di per sé devastante, sia per il danno biologico sia per quello economico, relativo a tutta la filiera del caffè Arabico, ci si mette poi l'impossibilità di rispondere a questo stato di crisi con delle variabili genetiche della pianta, proprio perché essa stessa non è in grado di effettuare quei cambiamenti necessari alla propria sopravvivenza, forse anche a causa dell'elevato numero di geni presenti nel suo codice (44 coppie).

 

Se quindi non verrà colto questo segnale d'allarme, tenendo conto che le stime presentate sopra sembrano essere molto ottimistiche, ci si potrebbe trovare nella condizione di dover interrompere la produzione di capsule di caffè con la pregiatissima miscela; vale la pena ricordare che, in Italia, più della metà del caffè importato è rappresentato proprio dalla varietà Arabica.

 

 

 

 

 

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